BERLINO EST - NAPOLI, ALEXANDERPLATZ - PIAZZA VITTORIA
- Zanara

- 5 giorni fa
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Dolce amore, chi ti offende?
Chi non sa il mio baciare
Il nastro chiaro della tua bocca?
E DI COLPO VENNE IL MESE DI FEBBRAIO
Ci sono due incontri che aprono e chiudono la parabola di una canzone che è una e bina, la cui storia è trapunta di incontri e di trasformazioni, che si origina come una struggente dedica a una ragazza trans e si reinventa scena di vita quotidiana in una Berlino invernale divisa dal Muro.
Il primo incontro avvenne nel dicembre del 1978 a Napoli, sullo sfondo di una piazza Vittoria colma d’arance, tra Alfredo Cohen e Valérie Taccarelli.
Alfredo, che fu professore di lettere capace di usare il teatro come strumento educativo, poi fondamentale attivista del movimento omosessuale e membro del comitato redazionale della rivista F.U.O.R.I. (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano), nel 1977 pubblica Come barchette dentro un tram, strabiliante 33 giri in cui Cohen presenta tutto il suo talento di cantautore. Proprio in occasione di una sua esibizione a Piedigrotta, Alfredo e Valérie fanno conoscenza.
Nel 1979 Cohen le dedicherà una canzone che porterà il suo nome: Valery, incisa in un 45 giri insieme a Roma.
Chi ti punge porta lo spino
Acre e freddo dell’invidia
Non ha giornate, non ha pensieri
Non ha inverno, non ha stagioni
Per te estate è come dire:
“In autunno sono andato con i grappoli, con le uve
Con le foglie, con la vendemmia”
Non sono preparato!
Mi fermo più volte a guardarti
Coi miei occhi di ragazzo invecchiato
Valery, Valery
Il secondo incontro è quello che porta alla collaborazione tra Franco Battiato e Giusto Pio con Milva, circostanza che si concretizzerà nel 1982, quando Milva entra a far parte della — mai abbastanza premiata — factory di Battiato. Il risultato è un album, Milva e dintorni, che diventerà il più grande successo della Pantera di Goro. Come traccia di apertura si trova Alexanderplatz. La canzone è una riuscita manipolazione del brano di Cohen, che si trasforma e, mutando, perde ogni riferimento a Valéry, alla dedica intima e sentimentale. Si ripropone in questa nuova forma come una finestra aperta su una scena berlinese che racconta di una lavoratrice, una ragazza nella Berlino Est del Muro.
A proposito dell’ispirazione del nuovo testo, Battiato dirà:
Quando visitai Berlino Est rimasi affascinato dalla mancanza di pubblicità. Non c’era un manifesto in giro! Mi dava un grande senso di pulizia e serietà. Nello stesso tempo ero impressionato dalla tristezza della gente e dal grigiore sociale. Dovendo scrivere la canzone pilota del disco di Milva, pensai subito ad Alexanderplatz. Milva, per un certo periodo, è stata un’artista più tedesca che italiana in quanto a popolarità. Era, ed è, veramente molto nota in Germania. La immaginai a Berlino Est: un’italiana che lavorava a Berlino Est e che non riusciva ad accettare l’idea del Muro. Desiderava fuggire verso una vita diversa.
I riferimenti del testo originale rispondono a un ermetismo che verrà svelato dalla stessa Valery nelle numerose interviste che hanno circoscritto la vicenda.
Oggi Valérie Taccarelli ha un passato e un presente di attivismo, è stata fondamento della scena LGBT bolognese. Quando incontra Cohen a Napoli ha circa quindici anni. In quei tempi interpretava la Vanoni al Bagatto, primo locale gay di Napoli: è da quello scenario, truccata con il suo rimmel ben riuscito, che viene chiamato in causa il playback del finale del testo di Cohen.
Mesi dopo l’incontro napoletano i due si ritrovano a Roma, in via della Pace, vivono insieme, sebbene Cohen faccia la spola dalla sorella, la cui voce appare nei cori di Valery. Valérie sperimenta una quotidianità che Alfredo (“la bidella” che le insegna una “lezione molto antica”) eterna in quei versi ben noti: ti piaceva spolverare, fare i letti, poi restartene in disparte come vera principessa, versi che rimangono per lo più invariati nella versione di Milva.
SAI CHE D’INVERNO SI VIVE BENE?
La comparazione dei due testi, ciò che rimane e ciò che viene riadattato, è uno degli aspetti più interessanti dell’operazione. Schubert, ad esempio, suonato da Valérie nella casa romana nei suoi tentativi di imparare a suonare il piano, in bocca alla narratrice di Alexanderplatz muta di tono e si pone in forma interrogativa a chiudere il pezzo (Ti piace Schubert?). In Alexanderplatz compaiono i viali berlinesi, la neve, un immaginario tutto invernale e centroeuropeo; in Valery si propone una sfumatura stagionale completa, si fa riferimento anche all’estate, all’autunno della vendemmia fatta da Valery durante la raccolta dell’uva, c’è il Natale del primo incontro, delle vetrine colorate, c’è un passato rurale che riemerge dentro un presente metropolitano.
Naturalmente svaniscono gli accenni improbabili: gli occhiali alla Minnelli indossati da Valery non possono esistere nella Berlino divisa; sparisce anche il riferimento agli occhi alla Liz Taylor. Rimane Marlene (la Dietrich) a far da ponte alle due versioni, diva capace di coesistere nell’immaginario italiano con quello berlinese. Ma la differenza più clamorosa della versione di Milva è strutturale, ovvero l’aggiunta del ritornello, assente in quella di Cohen. Ed è proprio quell’evocazione della piazza berlinese, la quale esplode grazie alla prepotente voce di Milva, che ha segnato una tacca di rilievo nell’immaginario musicale italiano, in netto contrasto con la versione più pacata e disperata del cantautore abruzzese, con il suo synth ritmato su cui si stende decadentemente una voce profonda, baritonale e fragile.

Pur avendo contribuito al teatro sperimentale con il suo lavoro in grado di rappresentare l’urgenza delle tematiche omosessuali, mettendo al servizio della denuncia sociale la sua spiccata capacità poetica e ironica, in grado di caricare la sua inventiva sulle spalle di personaggi come Mezzafemmina, o restando in equilibrio su un’altalena linguistica utile a raccontare, attraverso un impasto di dialetto e d’italiano, figure teatrali quasi antropologiche, Alfredo Cohen oggi è ingiustamente poco ricordato.

Sfidò i professori teorici, che chiamerà i briganti psicoanalisti, i quali vedevano nell’omosessualità una devianza; raccontò il quotidiano sublime e misero, nostalgico e malinconico, disperato, appoggiando sulle melodie offerte da Battiato e Pio le sue strane filastrocche.
Cafone d’Abruzzo, pur avendo letto Marx e Schopenhauer ma formatosi sulle tematiche dei fotoromanzi rubati alle sorelle, Cohen incontra Battiato nel momento in cui il cantante catanese si era avvicinato ai radicali con concerti fatti a sostegno del partito, attorno al quale Cohen gravitava. Battiato, lontanissimo ancora dalle vertigini della canzone pop, decide di smontare la figura del cantautore con la chitarra in voga in quegli anni e produce il disco di Cohen, che viene registrato tra il 6 e il 10 dicembre 1976 nello Studio C della RCA di Roma. Sulla cover del 33 giri appaiono le note di Fernanda Pivano che ne identifica i temi principali:
la poesia, la protesta, la denuncia e anche un poco lo sfottò, l’affermazione di realtà vitali represse e oppresse: le realtà vitali della vita quotidiana di minoranze e maggioranze sessuali.
Per la Pivano, che vede nell’artista un esempio di quel rapporto tra politico e personale, tra pubblico e privato, tra inchiesta e vissuto, Cohen, ragazzo dolce come un marshmallow:
è poeta prima che musicista, ed è represso prima che poeta. La vita che lo aspetta è così lunga che soltanto gli anni ci diranno quale piega prenderà la sua poesia quando saranno sgominati i briganti della repressione.
La sua poesia invece si interrompe. Dopo l’uscita del vinile Valery-Roma, Cohen smetterà con la musica e presto anche con il teatro. Negli anni ’90 si allontana dal suo passato creativo, dimenticandosi di sé.
Negli ultimi anni di attività prima di dileguarsi appare in ruoli secondari grazie al sodalizio con Monicelli, che lo racconta nel ruolo di uno dei castrati che ruba la scena durante la rappresentazione de La cintura di Venere ne Il marchese del Grillo, in quello di un cantante in Rossini! Rossini! e di Osvaldo detto La Fendessa, proprietario della boutique di paese in Parenti serpenti.
Muore a Djerba nel 2014, per cause naturali, diranno i giornali. Di diverso avviso, sul Fatto Quotidiano, è Angelo Pezzana, suo compagno per una vita, secondo il quale le circostanze della sua morte sarebbero da chiarire e la mancata autopsia e alcuni dettagli (tre anticipi sullo stipendio in tasca con cui era partito dall’Italia pochi giorni prima) farebbero pensare più a un atto violento: il corpo di Cohen fu trovato in strada, senza vita, senza soldi.

Nel 2023 Silvia Maggi ha dedicato a Valérie un cortometraggio sperimentale: Valery, Alexanderplatz in cui si racconta la lotta pluriennale di battaglie politiche e sociali che Valérie ha sostenuto prima come madrina del Cassero di Bologna, come vice-presidente del MIT (Movimento Italiano Trans Identità), nella collaborazione con la L.I.L.A Lega Italiana Lotta Aids, e facendo parte di Queer For Peace in Palestine. E si racconta anche di quell'incontro, di cui resta una canzone che occupa oggi troppo poco spazio nella memoria di questo Paese. Una canzone che celebra il tempo inesausto del dolore, della rivalsa e della nostalgia e che è, a nostro dire ma senza timori di smentite, un vero capolavoro.
Sai che d’inverno si vive bene
Come di primavera?
Sì sì, proprio così.

BIBLIOGRAFIA/VIDEOGRAFIA/SITOGRAFIA
“Alfredo D'Aloisio in Arte (e in politica) Cohen” , documentario di Enrico Salvatori e Andrea Meroni, 2018.
Valery Alexanderplatz, documentario di Silvia Maggi, 2023.
La citazione di Battiatio viene da: https://www.lastampa.it/spettacoli/musica/2021/05/18/news/alice-milva-giuni-russo-il-suo-lato-femminile-1.40285728


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